<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">
	<channel>
		<atom:link href="https://www.mattidapescare.com/blog/x5feed.php" rel="self" type="application/rss+xml" />
		<title><![CDATA[Il blog di Mattidapescare]]></title>
		<link>https://www.mattidapescare.com/blog/</link>
		<description><![CDATA[Confronta ,leggi e commenta gli articoli dei massimi esponenti del settore]]></description>
		<language>IT</language>
		<lastBuildDate>Mon, 10 Feb 2020 18:50:00 +0100</lastBuildDate>
		<generator>Incomedia WebSite X5 Evo</generator>
		<item>
			<title><![CDATA[Tonno-mania]]></title>
			<author><![CDATA[Maurizio Conti]]></author>
			<category domain="https://www.mattidapescare.com/blog/index.php?category=Artificiali"><![CDATA[Artificiali]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000D"><div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 ff1">La tonno-mania</span></div></div><div><span class="fs9lh1-5 ff2"><br></span></div><div><span class="fs9lh1-5 ff2"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Potremmo chiamarla così, ha oramai contagiato moltissimi appassionati della nostra costa. Dalla più tradizionale traina al drifting, già presenti da anni, il vero boom da registrare nell'ultimo biennio è quello dello spinning ai grandi pelagici: adrenalina pura con tecniche divertenti, che arrivano nella dimensione top water a momenti di vero e proprio tripudio, il "Top" per ogni appassionato dell'arte alieutica.<br><br><br>Ne parliamo con Maurizio Conti, titolare di Centro Pesca alla Spezia. punto di riferimento nella zona per moltissimi angler.<br><br>"E' da quasi tre anni che abbiamo registrato l'incremento delle richieste dei nostri clienti verso prodotti dedicati allo spinning su mangianze, dove sono facili gli incontri con i divertenti tombarelli ma anche su lampughe di buona taglia e tonni alleterati. Ma l'obbiettivo di tutti rimane sua maestà il tonno rosso"<br>-Una pesca che possiamo tranquillamente considerare il punto d'arrivo per gli appassionati: un pesce di taglia importante - ricordiamo la misura di cattura minima di 30 kg o la lunghezza di 115 centimetri- combattente e potente.<br>"Assolutamente -annuisce Maurizio- una preda da affrontare con la giusta attrezzatura, sia per quanto riguarda il momento in cui si va ad "insidiarla" sia per evitar,e in situazione di catch and release, di sfiancare l'animale".<br>-Parlaci dei prodotti, quali sono per gli spinners i più richiesti? Ci sono dei "must"?<br>"Per quanto riguarda gli artificiali, e parlando di Yamashita, i mucho lucir, nelle varie grammature e colorazioni, hanno aperto un po la strada ai pescatori su mangianze per la loro universalità: si insidia dai piccoli sgombri ai sugarelli, per passare ai tombarelli e chiudere in bellezza con alleterati e Tonni rossi, con i quali consigliamo di addottare in sostituzione all'ancoretta un amo singolo di dimensioni generose che abbiamo in assortimento in varie tipologie, questo per facilitare anche il rilascio."<br>-Stick bait?<br>"Sempre di Yamashita buon successo dei Loaded, già dotati di robuste ancorette e tornati vittoriosi da numerose battaglie con "rossi" di tutto rispetto. In negozio abbiamo poi tutto l'assortimento della seaspin, per insidiare dalla spigola al tonno, artificiali di qualità tra i quali il pro q 120 e il miniketch trovano impiego anche per i re del mediterraneo.<br>Interessante poi la serie di artificiali della Tailwalk con i Gunz sinkink e spash...i natik e i natik slim...<br>-A proposito di Tailwalk, per certi bestioni la canna diventa essenziale<br>"Ovvio: grosso successo hanno avuto la scorsa estate proprio le Tailwalk Kuroshio disponibili in varie grammature...le Palms ma anche le Artico aquila marina tutte rigorosamente anellate con prodotti Fuji sic K abbinate a mulinelli Ryobi Tubertini di dimensioni generose come gli AP Pover 8000 o i big 18000 con frizioni da 10 a 15 kg...o i sempre efficaci Fishing safari 5000...interessanti anche per il prezzo i Penn Battle o Sargus..."<br>Passiamo ai finali:<br>"Fluorocarbon PLine di giusta libbratura e trecciato Super Pe Sunline o il MomoiMX 8 a seconda di quale preda andremo ad insidiare. Moschettoni Jack di Seaspin di varia misura, per il tonno rosso da 70 libbre è di rigore.<br><br>"Seguendo il consiglio dei ragazzi del team di elfishing.it, affezionati clienti che hanno avuto modo negli ultimi anni di testare questi materiali, abbiamo raggiunto un accordo con Jigging Italia per la commercializzazione di prodotti eccellenti come le mitiche canne Xzoga, dalle leggere Mastery fino alle possenti Takadum per incontri "di peso", vere e propri fuoriserie! Il successo commerciale è stato altissimo e i riassortimenti si susseguono. Oltre alle canne gli stick bait Bertox e gli ami Raptor per il tonno rosso, e i meravigliosi siliconici Ronz."<br><br>Che dire, in attesa della riapertura della pesca al Rosso, prevista per Maggio…. Meglio andare ad informarsi!</span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 17:50:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.mattidapescare.com/blog/?tonno-mania</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.mattidapescare.com/blog/rss/00000000D</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La meteorologia per chi va per mare]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Corigliano]]></author>
			<category domain="https://www.mattidapescare.com/blog/index.php?category=Meteo"><![CDATA[Meteo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000C"><div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 ff1"><b>La meteorologia per chi va per mare: </b></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 ff1"><b>insidie e pericoli legati al tempo</b></span></div><br><div class="imTARight"><span class="fs12lh1-5 ff1">di Andrea Corigliano &nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div><br><br><span class="fs12lh1-5 ff1">Dopo settimane di piogge quasi ininterrotte dovute al passaggio di numerose perturbazioni atlantiche, sembra che la primavera voglia deliziarci ora anche del suo volto più bello fatto di tempo stabile, soleggiato e di temperature molto miti. Quale occasione migliore, allora, per salpare e prendere il largo per una battuta di pesca?</span><br><br><span class="fs12lh1-5 ff1">Andar per mare, però, non significa farlo senza guardare alle insidie che possono nascondersi e che possono rendere insicura o talvolta pericolosa la navigazione: insidie che, nella maggior parte dei casi, vengono dalle condizioni meteorologiche. Ovvio che se le condizioni meteo-marine sono pessime, non si parte. Ma nel caso in cui ci troviamo già lontano dalla costa e le condizioni atmosferiche tendono a peggiorare, come bisogna comportarsi? </span><br><br><span class="fs12lh1-5 ff1">Innanzitutto mettiamo in chiaro un concetto molto semplice: se il tempo cambia, in una località di mare molto spesso lo fa lentamente. Infatti, sulle coste liguri e dell'alto Tirreno, la maggior parte dei peggioramenti atmosferici sono dovuti all'arrivo di una perturbazione da ovest che viene "annunciata" da venti che iniziano a disporsi dai quadranti meridionali (prima scirocco e poi libeccio) e che piano piano iniziano a rinforzare, raggiungendo intensità che dipendono dalla velocità con cui diminuisce la pressione con il passare delle ore: durante il periodo tardo-primaverile ed estivo, di solito il vento non arriva quasi mai a soffiare con intensità forte o molto forte. Ovviamente, anche il mare si adegua ed il suo stato, da calmo, passa a poco mosso, a mosso o addirittura a molto mosso: anche in questo caso, l'aumento del moto ondoso avviene per gradi e non è repentino. Se cadiamo quindi in questo tipo di peggioramento, abbiamo tutto il tempo per ritornare a terra senza incappare in alcun tipo di inconveniente. Perché anche lo stato del cielo ci darà una mano a capire che una perturbazione si sta avvicinando, dicendoci però che è ancora lontana da noi circa 800-1000 km: vedremo infatti prima le scie degli aerei che non si dissolvono e poi nubi stratificate che avanzeranno da occidente. &nbsp;</span><br><br><span class="fs12lh1-5 ff1">Una situazione diversa si ha invece con le irruzioni da nord, comunque molto infrequenti d'estate. In questo caso, quando l'aria fredda sfocia in mare aperto, può formare delle vere e proprie linee temporalesche che possono essere pericolose. Si assiste, nel giro di 30 minuti, alla formazione di imponenti cumulonembi, cioè di nubi a forte sviluppo verticale che presentano un base molto scura che sono la fabbrica di fulmini, piogge forti e grandinate. Si tratta di un fenomeno che può cogliere quindi all'improvviso a differenza di un classico peggioramento più "lento" annunciato dai venti meridionali. In questo caso, bisogna fare attenzione sia ai fulmini frequenti che si possono generare, sia alle violente raffiche di vento che caratterizzano proprio questi eventi "estremi". Se in questa circostanza si sta pescando per esempio con la canna, bisogna obbligatoriamente smettere perché la canna stessa, ergendosi verso l'alto, diventa uno dei pochissimi mezzi che ha il fulmine per scaricare a terra (sulla sua punta si verifica un addensamento di cariche elettriche): si rischia di rimanere fulminati. La cosa migliore, in questi casi, è quindi quella di accovacciarsi o di cercare riparo dentro il gabbiotto dell'imbarcazione. Anche le raffiche di vento, che possono raggiungere anche i 60-80 km orari sotto la base del temporale, sono certamente un problema non indifferente, specie se sono anche associati a piogge forti che riducono la visibilità anche a pochissimi metri.</span><br><span class="fs12lh1-5 ff1">Un altro caso, infine, è rappresentato dall'instabilità pomeridiana che talvolta si apprezza con la formazione di temporali sui rilievi. Quando si inizia a notare scurirsi il cielo sulle montagne e la parte sommitale delle nubi (l'incudine temporalesca) è rivolta verso la costa, allora siamo &nbsp;quasi sicuri che la direzione del temporale è verso il mare aperto. Ma in questo caso, rispetto al precedente, siamo quasi sempre interessati da fenomeni in fase di dissipazione e quindi meno intensi. Ciò non toglie, comunque, la pericolosità del fulmine.</span><br><span class="fs12lh1-5 ff1">In qualsiasi caso, prima di partire, è doveroso dare sempre un'occhiata alle previsioni del tempo. Mai salpare, senza sapere che tempo farà nel corso della giornata! </span><br><br><div class="imTARight fs12lh1-5 ff1"><span class="fs12lh1-5">Andre</span><span class="fs12lh1-5">a Corigliano</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br><br><br><br>Mattidapescare ringrazia Andrea per la gentile concessione e si complimenta per la sua grande professionalità</span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 17:44:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.mattidapescare.com/blog/?la-meteorologia-per-chi-va-per-mare</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.mattidapescare.com/blog/rss/00000000C</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Traina costiera]]></title>
			<author><![CDATA[Canepa Francesco]]></author>
			<category domain="https://www.mattidapescare.com/blog/index.php?category=Traina"><![CDATA[Traina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000B"><div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 ff1">PESCA A TRAINA COSTIERA</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span><div><div class="imTARight"><span class="fs12lh1-5 ff1">di Canepa Francesco</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">In questo periodo la molta mangianza che si è' venuta a trovare nel nostro mare spinge tutta la catena alimentare a nutrirsi. E' per questo che molti tonni rossi, alleterati, e &nbsp;tombarelli, si sono spinti a ridosso delle nostre coste. Raramente si assiste ad uno spettacolo cosi imponente con grosse mangianze, gabbiani, e soprattutto tonni che saltano fuori dall'acqua impazziti ed in forte fermento alimentare.<br></span><span class="fs12lh1-5 ff1">E' chiaro che le regole vanno rispettate: nessuno ci vieta di pescare tonni rossi, ma abbiamo l'obbligo ed il dovere di rilasciarli, magari dopo una bella foto.<br></span><span class="fs12lh1-5 ff1">Dopo questo monito, veniamo all'aspetto tecnico che ci permette di insidiare i tombarelli che, anche se non pregiatissimi sotto l'aspetto alimentare, rappresentano un puro divertimento sia a traina che a spinnig.<br></span><span class="fs12lh1-5 ff1">Per quanto riguarda la traina, personalmete preferisco insidiare il tombarello trainando cucchiaini (tipo abugarcia da 12mm), piume bianco-rosse o jet alla velocità di 5 nodi e mezzo - sei.<br></span><span class="fs12lh1-5 ff1">Possiamo usare anche lenze a mano, ma risulterebbe molto rischioso il recupero, filando una trentina di metri di 0,40 girella, altri 15 metri del 0,37 ed un finale in fluorocarbon di due o tre metri con un cucchiaino come artificiale . Intorno ai 25 metri piazzo un piombo affondatore a sgancio rapido da 100- 150 grammi.<br></span><span class="fs12lh1-5 ff1">Consiglio canne con un carico di 4 -10 libbre, si possono utilizzare sia mulinelli rotanti che fissi. L'utilizzo del multifibra ormai ha scalzato definitivamente il nylon, anche se i costi si mantengono sempre elevati. Personalmente utilizzo due canne, una con mulinello a bobina fissa (un Sargus 6000) con trecciato diretto sino alla girella, quindi, un terminale di un paio di metri in fluorocardon a cui, come artificiale, inserisco un jet e lo lascio pescare quasi a galla ad una sessantina di metri dalla barca.Nell'altra canna utilizzo un mulinello a bobina rotante con un nylon da 20 libbre (tdl 20 shimano ) a cui fisso una girella ed un treminale di un paio di metri con una piuma a testa piomabata rossa come artificiale, affondata tramite un piombo a sgancio rapido posto ad una ventina di metri, e la filo in mare per 45 - 50 metri.<br></span><span class="fs12lh1-5 ff1">La sportività dello spinning spinge molti appassionati a ricercare le mangianze per mettere in pratica questa meravigliosa tecnica . Il sistema pescante va bilanciato in maniera molto accurata, possiamo catturare tombarelli anche di 5 chilogrammi. Oltre ai cucchiaini, minnows, ecc &nbsp;il mini jig è l'artificiale più utilizzato perchè affonda velocemente e permette di sondare più strati d'acqua.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">I colori sono relativi perchè, in forte mangianza, poco importa la colorazione.</span></div></div></div><br></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 17:41:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.mattidapescare.com/blog/?traina-costiera</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.mattidapescare.com/blog/rss/00000000B</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La'ABC della mormora di D. Ferrando]]></title>
			<author><![CDATA[Daniela Ferrando]]></author>
			<category domain="https://www.mattidapescare.com/blog/index.php?category=Pesca_dalla_spiaggia"><![CDATA[Pesca dalla spiaggia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000A"><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTACenter"><b class="fs18lh1-5 ff2">ABC della Mormora</b></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTACenter"><b><span class="ff2"> </span></b></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTACenter"><b><span class="ff2">Arriva
l’estate e la preda più facile da inserire nei nostri carnieri è certamente la
mormora, ma bisogna conoscerla per poterla catturare e soprattutto devono
essere note le sue abitudini e le attrezzature adeguate per insidiarla.</span></b></div><div class="imTACenter"><b><span class="ff2"><br></span></b></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTARight"><b><span class="ff2"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
 &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;di Daniela Ferrando</span></b></div><div class="imTARight"><b><span class="ff2"><br></span></b></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Generalmente
quando ci si avvicina alla pratica del surfcasting il primo pesce con il quale
si fa conoscenza è proprio la mormora. Pur non essendo presente in quantità
esagerate, è sicuramente una delle prede maggiormente presenti sui nostri
fondali che sono a prevalenza sabbiosi e pertanto habitat ideali di questa
specie. Il suo aspetto è inconfondibile grazie alle bande scure laterali su un
corpo di colore argento. Ha il corpo ovale e la testa molto grande con una
bocca che è protrattile verso il basso. Il labbro superiore è duro e fine ed è
collegato al muso da una sottile cartilagine. Spesso l’amo fa presa proprio in
questa zona e pertanto il recupero deve essere abbastanza delicato ma al
contempo veloce per evitare la perdita della preda per cedimento del tessuto.
Può raggiungere anche pesi che sorpassano il chilo ma non si espande molto in
lunghezza che infatti non supera, di media, i 30-40 cm. Gli esemplari grandi infatti si ispessiscono e aumentano il loro diametro mettendo in risalto
tutta la loro possanza. E’ un grufolatore, cioè si ciba di anellidi e piccoli
organismi che trova nella sabbia che smuove con il muso aspirandola e
soffiandola per attuare questa ricerca. Per questo motivo spesso si trovano
attaccate al loro corpo le cosiddette pulci di mare con le quali vengono a
contatto sulla rena e che si attaccano parassitandole e cibandosi del loro
sangue. In molti casi le pulci si insinuano nella loro gola dove vivono
stabilmente dal momento che non provocano molto fastidio al parassitato che, in
caso di deperimento, viene abbandonato volontariamente. La pulce è quindi un
parassita accidentale e non una preda ricercata dalla mormora e pertanto la
pesca con tale esca non dà generalmente i frutti desiderati. &nbsp;</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="ff2">Come</span></b></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">L’alimentazione
della mormora è abbastanza varia e prevede erba, piccoli pesci, vermi,
crostacei, molluschi, ma non disdegna anche esche non usulali come il
formaggio. Si pesca con calamenti da uno a tre snodi con braccioli compresi
generalmente tra i 50 e i 120 cm, di diametro generalmente basso, 0,16-0,24. In
particolari occasioni e in presenza di scarsa corrente sotterranea l’utilizzo
di braccioli costruiti con 0,26-0,28 può rendere il movimento dell’esca più
naturale e risultare maggiormente catturante. Gli ami utilizzati dovranno
essere a filo sottile e preferibilmente tipo Aberdeen a gambo lungo. Le
numerazioni tra il 12 e l’8, a seconda delle case produttrici, sono perfette e
adeguabili alle varie taglie presenti. L’esca principe risulta certamente
l’arenicola che le mormore trovano sui fondali e sono quindi abituate a
mangiare. Non disdegnano comunque anche altri tipi di vermi come l’americano,
il coreano e il bibi, utilizzabili soprattutto se si vogliono insidiare
esemplari di taglia maggiore. Un movimento costante della canna fatto con l’attrezzo
in mano o uno spostamento dell’esca di alcuni giri di mulinello a intervalli
regolari possono rendere le nostre catture più copiose. Pur essendo un pesce di
fondo, la mormora è molto curiosa e viene attirata dal bianco e da tutto ciò
che è fluorescente e pertanto può essere pescata anche con braccioli popappati
di lunghezze tra i 40 e 60 cm. </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="ff2">Dove</span></b></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">La
mormora vive prevalentemente su fondali di sabbia e fango ma anche in zone
miste dove riesce ad alimentarsi nelle chiazze di rena. E’ catturabile fino a 30 metri di profondità ed è presente in tutto il Mediterraneo, il Mar Rosso, l’Atlantico orientale
dal Golfo di Guascogna al Capo di Buona Speranza e nell’Oceano Indiano dal Capo
di Buona Speranza al Natal. E’ presente in tutte le fasce di pesca
indipendentemente dalla taglia. Ottimo quindi lo scalino di risacca dove lo
sciabordio dell’onda scopre gli organismi di cui si alimenta, ma anche tutte
quelle zone di diversità, buche, canaloni, bordi di secca, chiazze di
posidonia, piccole dune, dove trova l’occorrente per la sua alimentazione. In
alcuni momenti particolari e soprattutto in presenza di fondali poco
pronunciati potrà essere utile lanciare alla massima distanza per intercettare
qualche esemplare di transito o che staziona ai margini delle secche esterne.</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="ff2">Quando</span></b></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Questo
sparide viene pescato sostanzialmente tutto l’anno anche se il maggior numero
di catture si verifica durante i mesi primaverili estivi e in particolar modo
da maggio a ottobre. In questo periodo gli esemplari catturati possono essere
di varie dimensioni alternando prede di taglia a piccoli esemplari che
possibilmente vanno rilasciati con cautela per permettergli di sopravvivere e
diventare pesci adulti. A maggio c’è il periodo della frega e la concentrazione
di piccole mormorine che ne segue spesso è sorprendente. Con l’arrivo delle
stagioni fredde le catture si fanno più diradate ma ci si può imbattere in
prede di maggiori dimensioni che possono dare un senso a tutta la battuta di
pesca. Le ore migliori per la sua cattura sono quelle del primo mattino oppure
notturne proprio in funzione della tipologia di alimentazione. Le mormore sono
grufolatori e generalmente si nascondono in presenza di predatori e per questo
le ore dell’alba e del tramonto, generalmente momento di caccia per tali
specie, le vede meno presenti. Durante le mareggiate le mormore si allontanano
perché la loro struttura fisica non consente loro di sopportare le forti
turbolenze e ricompaiono solo quando la forza del mare non le costringe a
sforzi eccessivi e a inutili dispendi di calorie. </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="ff2">Da
predatore a preda</span></b></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Quando
ci si reca all’estero generalmente le mormore sono tra le specie più facilmente
catturabili dalla spiaggia. In queste zone la catena alimentare prevede la
presenza dei grandi predatori come gli squali, i serra e i barracuda e le
mormore stanno alla base della catena alimentare. Per questo motivo sarà molto
redditizio innescare gli esemplari vivi per la cattura dei grossi predatori. In
mancanza di altro le carni sono perfette come esca da trancio per insidiare
qualsiasi altro pesce. </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="ff2">Tutti
a tavola</span></b></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">La
mormora si contraddistingue per carni bianche e morbide e queste
caratteristiche la rendono particolarmente pregiata e prelibata. Moltissime le
possibilità di cucinarla che vanno dalla semplice cottura alla brace alle
ricette più elaborate. Il sapore delle carni è delicato e pertanto una cottura
al forno con l’aggiunta di erbe aromatiche, uno spicchio d’aglio, un pizzico di
peperoncino e olio extravergine di oliva esalterà tutte le sue migliori
caratteristiche. Unico accorgimento una cottura che non deve essere prolungata
per mantenere il pesce morbido e possibilmente al cartoccio in modo da
conservarne la naturale umidità delle carni. </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="ff2"> </span></b></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="ff2">Sinonimi
dialettali</span></b></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Veneto:
Morma, Mormora (Chioggia), Mormorino (Chioggia) </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Liguria:
Murmoa, Pagai (Genova) </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Toscana:
Mormora </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Lazio:
Mormilla, Marmarozza (Roma), Màrmele (Gaeta), Marmoro (Gaeta), </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Marmora
(Civitavecchia) </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Campania:
Marmolo (Napoli), Marmaro (Napoli), Màrmele (Torre del greco) </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Calabria:
Gajulu, Ajula, Praila, Murmura (Crotone) </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Abruzzo:
Murmere (Pescara), Lavurata (Pescara) </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Marche:
Mormoro (Ancona) </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Puglia:
Casciulo (Gallipoli e Otranto), Gasciola (Bari), Cascioli (Taranto), Voscele
(Taranto) </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Sardegna:
Bristam, Marmura (Olbia), Murmura (Olbia), Murmungioni (Cagliari) </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Sicilia:
Gajtila (Palermo), Ajula (Palermo e Messina), Laiula (Siracusa)</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="ff2">Sinonimi
internazionali</span></b></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Francese:
marbré</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Greco:mourmoùra</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Turco:
cizgili mercan</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Inglese:
striped bream</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Tunisino:
menkous</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTAJustify"><span class="ff2">Spagnolo:
herrera</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 23:40:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.mattidapescare.com/blog/?la-abc-della-mormora-di-d--ferrando</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.mattidapescare.com/blog/rss/00000000A</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Inciku]]></title>
			<author><![CDATA[Nicola Riolo]]></author>
			<category domain="https://www.mattidapescare.com/blog/index.php?category=Artificiali"><![CDATA[Artificiali]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009"><div class="imTACenter"><b><span class="fs14lh1-5">INCIKU IN SICILIA</span></b></div><div class="imTACenter"><b><span class="fs14lh1-5"><br></span></b></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div class="imTARight">di <span class="fs12lh1-5">Nicola &nbsp;Riolo</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div>Non è semplice racchiudere in poche righe l’efficacia della
tecnica dell’inchiku in acque pescose come quelle del canale di
Sicilia..proverò comunque a rischio di sembrare troppo breve.</div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div>Girando in lungo e in largo le coste siciliane, le sue isole
minori, fino alle coste tunisine per il lavoro dell’Enciclopedia dei Waypoints
Siciliani Sommersi e per testare le attrezzature che creo in collaborazione con
Olympus, non potevo che rendermi conto di quanto gli immensi spazi del canale
di Sicilia, potessero essere ricchi di scogli e relitti…e pesci!</div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div>Sugli Hot Spot più pescosi che ho annotato nel mio libro..e
che tra poco saranno a disposizione dei “pochi gelosi custodi” cui è destinato
questo lavoro, ce ne sono parecchi sui quali ogni tecnica light e non si esalta
al massimo delle proprie potenzialità. Pur ritenendo che il Vertical Jigging
sulle ricciole sia una tecnica insuperabile..non me ne vogliano gli
appassionati di traina col vivo..sugli spot tipici da grandi sparidi come
dentici, pagri e corazzieri, l’inchiku offre sempre la possibilità di catture
eccezionali!</div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div>Il mese di aprile che ormai è alle porte..offre a tutti gli
appassionati della tecnica le catture degli esemplari più grandi.</div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div>In questo periodo infatti i grandi sparidi diventano
particolarmente territoriali e scacciano dal proprio territorio ogni intruso
indesiderato.</div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div>Le mille sfaccettature della tecnica e delle varie esche e
strategie utilizzabili sono ben spiegate nel mio libro appena pubblicato “Tutti
i Segreti dell’Inchiku”, ma quando si parla della tarda primavera..ogni
movimento e ogni tentativo sia pure apparentemente goffo su spot di pregio, può
trasformarsi nella magia di uno strike poderoso!!!</div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div>Dalle nostre parti il pomeriggio..dopo le cinque nel mese di
aprile..è il momento più adatto alle catture dei dentici e dei pagri più
grandi..ed il fondale cui normalmente i pescioni si avvicinano prima
dell’arrivo della sera è quello del confine delle secche o delle cadute batimetriche
che dalla roccia raggiungono il confine con la sabbia..</div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div>Le batimetriche ideali ovviamente variano a seconda delle
varie zone nelle quali si pesca e delle varie opzioni di cui si dispone..ma se
devo dare una indicazione di massima, direi che la quota compresa tra i 40 e i
60 mt, in questa fase resta quella da preferire!</div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div>Per la cronaca i grandi dentici li ho pescati fino a 130 mt
ed i grandi corazzieri fino a 150..ma la tecnica dell’inchiku, soprattutto in
questa stagione e agli orari di cui sopra, si esalta alle quote intermedie di
cui sopra.</div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div>Personalmente utilizzo esclusivamente attrezzature create in
collaborazione con Olympus e la mia canna preferita è la Active Jigging, concepita ad ok per le discipline light come l’inchiku dove l’amo standard
montato sul doppio assist è sottile per una penetrazione anche in ridotte
porzioni di labbro del pesce e dunque non può essere sollecitato da un’azione
di canna trpp rigida! Per quanto riguarda il mulinello la scelta può ricadere
tanto su modelli rotanti, quanto su modelli a bobina fissa. Anche se i più
esperti preferiscono il “rotantino” per un’azione di pesca più corretta, posso
assicurarvi che personalmente utilizzo indifferentemente l’uno o l’altro
modello. Dunque in questo caso specifico, prima di affrontare questa spesa, il
mio consiglio è quello di testare le attrezzature dei propri compagni di pesca
e verificare le proprie attitudini e le proprie convinzioni con entrambi i
modelli..solo quando ci sentiremo più sicuri sulla pratica della tecnica e dei motivi
che spingono a preferire l’uno piuttosto che l’altro modello, potremo allora
spendere inostri soldi con maggiori possibilità di successo!</div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div>In quest’ottica, un accorgimento utile può essere quello di
aprire repentinamente qualche chilo di frizione subito dopo lo strike, in modo
da poter combattere anche un pesce di taglia con il minimo rischio di apertura
o rottura degli ami..spero di avervi trasmesso con queste brevi tracce..un
anticipo di primavera e delle catture che questo periodo più di ogni altro periodo..sà
offrire ad esperti e principianti.</div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div> </div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">

</span></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 23:35:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.mattidapescare.com/blog/?inciku</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.mattidapescare.com/blog/rss/000000009</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Surfcasting]]></title>
			<author><![CDATA[Alfonso Vastano]]></author>
			<category domain="https://www.mattidapescare.com/blog/index.php?category=Pesca_dalla_spiaggia"><![CDATA[Pesca dalla spiaggia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000008"><div class="imTAJustify"><br></div>

<div class="imTAJustify"><b><span class="ff1"> </span></b></div>

<div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 ff2"><b>La “signora” misteriosa &nbsp;</b></span><b><span class="fs16lh1-5 ff2"> &nbsp;</span><span class="fs12lh1-5 ff2"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></b></div>

<div class="imTACenter"><b class="fs12lh1-5 ff2"> </b></div>

<div class="imTACenter"><b class="fs12lh1-5 ff2">Bella e misteriosa, <st1:personname productid="La Luna" w:st="on">la
 Luna</st1:personname>, fin dai tempi antichi, ha sempre affascinato l’uomo.
Nella regolarità del suo crescere e del suo calare, infatti, si è sempre cercato
di trovare influssi e significati che hanno segnato e condizionato il modo di
pensare di intere generazioni, in un misterioso mescolarsi di affascinanti
credenze popolari con teorie &nbsp;di assoluto
valore scientifico.</b></div><div class="imTACenter"><b class="fs12lh1-5 ff2"><br></b></div>

<div class="imTARight"><b class="fs12lh1-5 ff2"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;di Alfonso Vastano</b></div><div class="imTARight"><b class="fs12lh1-5 ff2"><br></b></div>

<div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 ff2">Da sempre venerata e tenuta in grande
considerazione, <st1:personname productid="La Luna" w:st="on">la Luna</st1:personname>
ha condizionato il modo di pensare dell’uomo che, fin dall’antichità, gli ha
attribuito poteri di grande rilevanza. Molte le credenze popolari che descrivono
tuttora gli influssi della Luna sull'agricoltura, sulla crescita dei funghi, sulle
gravidanze, sulle precipitazioni, sul taglio della legna, sulla crescita dei
capelli, sull'imbottigliamento del vino e sul comportamento umano. Sono
superstizioni o vi sono fondamenti scientifici? Spesso si pensa che tutto ciò che cresce e si
sviluppa deve essere fatto a Luna crescente, invece tutto ciò che muore o deve
essere rallentato si realizza meglio a Luna calante. Lungo e affascinante l’argomento, sicuramente molti di questi “poteri”
attribuiti al nostro caro satellite sono falsi; tuttavia, quando le
credenze popolari sono durature nel tempo e ben radicate, spesso nascondono un
velo di verità. Per quanto riguarda il nesso che viene attribuito alla Luna con
la fertilità, non va dimenticato che, anche se per pura coincidenza, il ciclo
mestruale medio delle donne corrisponde esattamente ad un ciclo lunare. Detto
questo, l'unico influsso fisico diretto e accertato è quello delle maree; in
altre parole, le forze gravitazionali della Luna e del Sole esercitano la loro
azione su mari ed oceani, determinando un movimento ciclico delle acque. </span></div>

<div class="imTAJustify"><b class="fs12lh1-5 ff2">La luna e la pesca &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</b></div>

<div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 ff2">Argomento
che da sempre affascina il mondo della pesca sportiva, quello riguardante
l’influenza della Luna sulla varie tecniche ha sempre diviso i pescatori che
spesso si trovano a sostenere tesi diametralmente opposte in merito ai reali
poteri di condizionamento sull’azione di pesca nelle varie situazioni. Certo è
che, quale che siano le teorie legate alle singole condizioni meteo marine e
alle specie di pesce insidiate, l’influenza della Luna in relazione alle maree
è e rimane indiscutibile. Nello specifico, trattandosi di pesca dalla spiaggia,
durante una mareggiata il formarsi delle onde, una volta giunte in prossimità
della costa, disponendosi parallelamente ad essa, creerà le condizioni ideali
per la nostra tecnica e ci indicherà, con la fascia entro la quale le onde si
rompono trasformandosi in frangenti, la profondità dell’acqua e quindi la
tipologia della spiaggia. In sostanza, nel caso di bassi fondali, le onde
saranno basse e frangeranno lontano dalla riva. Questo fenomeno, se pur in
piccolissima parte, si ripropone periodicamente con l’escursione di marea che
interessa tutte le nostre spiagge, anche se in Mediterraneo il fenomeno è di
poca rilevanza e in alcuni casi appena percettibile. In altre parole, le maree
sono innalzamenti e abbassamenti delle acque dovuti all’attrazione del Sole e
della Luna, anche se gli effetti di quest’ultima sono assai maggiori
considerando la vicinanza con il nostro pianeta. Ovviamente la grandezza dell’escursione
è variabile e rapportata alla posizione geografica e alla morfologia dei
bacini. In ogni caso, in oceano il fenomeno della marea è sempre assai
rilevante e determina le condizioni ideali per il surfcasting e non solo. </span></div>

<div class="imTAJustify"><b class="fs12lh1-5 ff2">Quando, come e dove </b></div>

<div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 ff2">Quando, come e dove andare a pescare tenendo conto delle fasi
lunari? Una delle domande più ricorrenti e che spesso rimane senza risposta.
Ebbene, in questa occasione vogliamo provare a sciogliere qualche quesito e a
chiarirci un po’ le idee. Per affrontare il problema, però, è bene approfondire
un po’ l’argomento in modo semplice e razionale. Il ciclo lunare dura
esattamente 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi. Ognuna delle otto
fasi &nbsp;ha un nome diverso: Luna Nuova,
Falce Crescente, Primo Quarto, Luna Crescente, Luna Piena, Luna Calante, Ultimo
Quarto e Falce Calante. Detto questo, una marea è un’oscillazione periodica del
livello delle acque dei mari. A causa della rotazione terrestre, le maree si
verificano ogni 12 ore e 26 minuti e sono provocate dall'attrazione
gravitazionale della Luna e del Sole sulle masse d'acqua. In qualsiasi punto
della costa, quindi, si avranno ogni 24-25 ore due fasi di alta e due fasi di
bassa marea; in sostanza, una bassa seguirà una alta circa ogni 6 ore. &nbsp;Inoltre ogni giorno presenterà fasi di marea
spostate di circa un'ora rispetto al giorno precedente, per cui ad una data ora
in un dato giorno della settimana la relativa fase di marea sarà spostata al
suo opposto rispetto a quella della settimana precedente: In altre parole, se
alla domenica mattina abbiamo pescato durante una fase di alta marea, ricordiamoci
che alla stessa ora della domenica successiva avremo una fase di bassa marea.
Infine è bene ricordare che due volte al mese, con Luna piena e Luna nuova,
quando quest’ultima si troverà allineata con il Sole, avremo le maree
sigiziali, caratterizzate dalla massima escursione, sia di bassa che di alta
marea. Al contrario, sempre due volte al mese, durante il primo ed ultimo quarto,
si verificheranno le escursioni di maree più basse. A tale proposito ci vengono
in aiuto le tavole di marea pubblicate sulle riviste di settore, anche se gli
orari riportati sono approssimativi e possono risentire di alcuni fattori
locali (venti, condizioni atmosferiche, correnti ecc) che ne possono variare
leggermente le indicazioni.</span></div>

<div class="imTAJustify"><b class="fs12lh1-5 ff2">Potendo
scegliere…</b></div>

<div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 ff2">Dovendo organizzare una battuta di pesca dalla spiaggia, se il
tempo libero ce lo consente, è sempre bene scegliere i momenti più propizi e
indicativamente più produttivi. Puntualizzando che nella nostra tecnica e nei
nostri mari le condizioni ideali sono determinate dalle mareggiate, anche <st1:personname productid="La Luna" w:st="on">la Luna</st1:personname> e le maree possono
influenzare il risultato. In sostanza, potendo scegliere, specialmente per
quanto riguarda i grufolatori, le ore a cavallo del culmine di alta marea risultano
spesso le migliori. Durante le fasi di bassa, invece, generalmente si accentua
l’attività della mangianza in tutte le sue forme, compresa quella dei granchi
che disturba notevolmente l’azione di pesca, fino a renderla in alcuni casi
assai difficoltosa. In certe situazioni, poi, anche il culmine di bassa marea e
le prime ore che caratterizzano il risalire delle acque possono risultare
efficaci e regalarci buone catture. Potendo scegliere, quindi, sicuramente le
ore a ridosso dei cambi di marea sono da preferire. Per quanto riguarda il
ciclo lunare, invece, le teorie sono, come spesso accade quando si parla di
pesca, assai discordanti. Personalmente credo che, prima di stilare statistiche
e dare indicazioni, sarebbe bene che questi dati fossero supportati da lunghi
anni di studio e rilevazioni. Dico questo perché spesso siamo portati a
ricordare eventi positivi, straordinari, pescate memorabili avvenute in
determinate occasioni di cui conserviamo il ricordo preciso della situazione,
ma dimentichiamo le innumerevoli volte in cui nella medesima situazione, in
questo caso in relazione alla luna, siamo andati in bianco. In ogni modo, per
quanto mi riguarda, quarant’anni d’esperienza mi hanno dimostrato che, salvo
rare eccezioni che com’è noto confermano la regola, il periodo migliore per la
pesca dei grufolatori rispetto al ciclo lunare è quello che va da metà luna
calante a buio di luna. </span></div>

<div class="imTAJustify"><b class="fs12lh1-5 ff2"> </b><b class="fs12lh1-5 ff2">“Pesci
lunatici” &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</b><b class="fs12lh1-5 ff2"><span class="cf1"> </span></b></div>

<div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 ff2">Imprevedibili, estroversi, molti predatori, tra cui la spigola e
il pesce serra, spesso “mandano in fumo” tutte le nostre teorie sull’influenza
della Luna e non solo. Tutto ciò, paradossalmente, li porta ed essere definiti
“lunatici”, proprio per l’alone di mistero che circonda la loro attività e il
modo di alimentarsi. In altre parole, le cause che scatenano la predazione sono
molteplici e non sempre catalogabili. Sicuramente uno degli aspetti più
importanti e decisivo è legato agli sbalzi di pressione atmosferica; è noto,
infatti, che un brusco abbassamento di pressione provoca nelle spigole un’evidente
frenesia alimentare che le porta ad attaccare con maggiore voracità. Ovviamente,
le condizioni del mare influiscono notevolmente, ma posso assicurare che spesso
anche <st1:personname productid="La Luna" w:st="on">la Luna</st1:personname>
gioca un ruolo decisivo su molti predatori, in primo luogo sugli squali che
nelle notti di plenilunio si avvicinano alla costa con grande audacia,
seminando terrore tra i piccoli pesci fino a pochi passi da riva, aumentando
così le nostre possibilità di catturare il Re di tutti i predoni. </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 23:30:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.mattidapescare.com/blog/?surfcasting</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.mattidapescare.com/blog/rss/000000008</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Misaki]]></title>
			<author><![CDATA[Maurizio Pastacaldi]]></author>
			<category domain="https://www.mattidapescare.com/blog/index.php?category=Artificiali"><![CDATA[Artificiali]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000007"><div class="imTACenter"> <span class="fs14lh1-5">Una vita alla ricerca di esche….”Esche che nella maggior parte dei casi da predatori diventano prede”, ed in particolare cefalopodi!!</span></div><div><br></div><div> &nbsp;</div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><b> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;“Misaki”</b></span></div><div><br></div><div class="imTARight"> di M. Pastacaldi</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>Totano, seppia, calamaro sono le esche per qualunque tecnica di pesca sia sportiva che professionale. &nbsp;Non si parla soltanto di “vivo”, ma anche di “morto” e perché no a pezzetti. Bolentino, traina, drifting; chiunque le può reperire facilmente, sia nelle pescherie, che congelate nei banchi frigo della grande distribuzione; ma quando abbiamo l’esigenza di avere “esche guizzanti”, ecco che iniziano a sorgere &nbsp;“diversi” dubbi.</div><div><span class="fs12lh1-5"><b>“Misaki”</b></span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Da alcuni anni abbiamo avuto la possibilità di testare nelle acque mediterranee assieme al Team Misaki &nbsp;dei piccoli “squid” di nuova generazione. &nbsp;Fin dal primo momento si è capito la potenzialità di questi artificiali, specialmente durante l’arco della giornata.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Grazie a esperienze vissute, il “team Colmic” ha ampliato la cultura sui cefalopodi ospitando per un periodo "KOICHI YAMASHITA” e “TAKASHI YOSHIMULA” presidente e sales manager della ditta “Misaki”.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Misaki è una città nel nord del giappone dove il titolare da quando si è scisso dall’azienda di famiglia, ha impiantato una ditta specializzata nella produzione di materiali per la cattura dei cefalopodi.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Per ben afferrarne la potenzialità abbiamo deciso di esaminare come, dove e quando utilizzare il materiale Misaki durante tutto l'arco della giornata.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>“Bulanko”</b></span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Scuramente è il metodo più semplice da adottare. Lo possiamo considerare una sorta di bolentino dove si agisce sia con l’azione della canna che operando sulla tensione del filo. In questo caso gli esperti misaki compiono spesso dei giri lenti di manovella in modo da poter sondare più fasce d’acqua. Per far ben lavorare gli artificiali si preferisce distanziare di circa 10 centimetri l’artificiale dalla lenza madre e circa 40 centimetri tra gli “squid”.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>“Tataki fishing"</b></span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Quando i nostri cefalopodi sono svogliati si adotta quest’ultimo metodo; in parole povere si tratta di una sorta di “shaker” veloce della canna alternato ad un rapido recupero del mulinello.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Per il “tataki” &nbsp;la distanza tra lenza madre ed artificiale deve essere massimo di 3 centimetri in modo da rendere più reattivo il movimento senza creare strani ingarbugliamenti.“Tyoku-Bula” for tataki: si consiglia di usare per questo metodo esche misaki serie (Bull) semi affondante e serie (Chibi-zuno) affondante..</span><br></div><div><br></div><div> </div><div><span class="fs12lh1-5"><b>“In pratica”</b></span><br></div><div><br></div><div>a) I metodi appena descritti si attuano in deriva a motore spento ed a seconda dello scarroccio o della corrente, si utilizza un piombo terminale più o meno grande per far scendere facilmente le esche sul fondale; comunque tra un peso compreso tra i 60 fino ad arrivare ai 150 grammi di zavorra.</div><div><span class="fs12lh1-5">b) Per non avere torsioni sul calamento merita unirsi &nbsp;al multifibra in bobina tramite una piccola girella multipla..</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">c) il multifibra è una pedina fondamentale; grazie al minimo diametro ed alla speciale trama si riesce facilmente sia a far scendere le esche sul fondale che ad avvertire &nbsp;le abboccate dei nostri amati cefalopodi…</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">d) Anche la scelta del fluorocarbon risulta necessaria oltre che per le doti d’invisibilità per la semirigidità che ha nella linea in modo da mantenere la giusta posizione delle esche in pesca..</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">e) Per quanto riguarda la canna; “Colmic Italia spa” ha prodotto una canna indicata per questa azione di pesca "Kita Karei": è &nbsp;concepita per pescare senza spendere troppe energie ed ottenere ottime performance; grazie alla speciale azione dovuta alle fibre di carbonio alto modulo ed ad una speciale vetta con una riporto di legatura risulta un prodotto infallibile per la pesca del calamaro..</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">f) Il classico metodo &nbsp;per unire gli artificiali “Squid” alla lenza madre è tramite un asola derivata da un nodo “dropper loop”. E’ un sistema di facile realizzo ma optando su questa scelta saremo obbligati ad un unico calamento; altrimenti, per avere la possibilità di poter cambiare con tutta facilità gli artificiali, si utilizzano degli speciali snodi sferici montati sul trave. Grazie a questa esclusiva accortezza, oltre ad una maggiore scelta, possiamo impiegare braccioli di diverse lunghezze per poter coprire ogni &nbsp;nostra esigenza di pesca….</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">g) La zona di pesca; dovremo determinarla con l’aiuto di un buon “fishfinder”; ma in grandi linee durante l’arco della giornata i calamari preferiscono stazionare nelle vicinanze di &nbsp;esche foraggio su fondali attorno ai 50 metri; mentre durante la notte si dà la preferenza a pescare su fondali attorno ai 35 metri….Poi sarà la vostra esperienza a ben determinare una produttiva zona di pesca.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">“Le esche”</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La ditta Misaki è commercializzata in esclusiva su tutto il territorio nazionale da Colmic italia s.p.a.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Per quanto riguarda le esche; 3 sono i modelli di “squid” abbinati ad una variegata scelta di misure e colori scelti da Colmic Italia e distribuiti nei maggiori negozi di pesca in modo da poter ben coprire tutte le esigenze mediterranee:</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">a) “Cotton type”</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">L’esca ricoperta in cotone risulta proficua specialmente nella pesca notturna. Possiamo notare che questo modello adotta la doppia corona per una migliore ferrata del calamaro.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">b) “Bull”</span></div><div><span class="fs12lh1-5">è la serie semi affondante; si riconosce per la speciale bolla interna composta da olio e colorati splatter. Questo accorgimento, oltre a dare una sinuosità unica all’artificiale, rappresenta la vescica natatoria dei pesci. Il modello semi affondante è stato realizzato sia liscio che ricoperto da una speciale lycra colorata.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">c) “Ero-thica”</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">è la serie galleggiante; si distingue perché foderata di una variegata seta …..</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il team Misaki &nbsp;consiglia di usare esche grandi quando i calamari sono aggressivi mentre quando sono diffidenti nelle abboccate preferisce stuzzicarli con esche piccole e ben animate..</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">E’ &nbsp;importante precisare che la doppia corona è un accessorio montato solo su artificiali grandi.</span><br></div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 23:20:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.mattidapescare.com/blog/?misaki</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.mattidapescare.com/blog/rss/000000007</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Affondatori]]></title>
			<author><![CDATA[Maurizio Pastacaldi]]></author>
			<category domain="https://www.mattidapescare.com/blog/index.php?category=Traina"><![CDATA[Traina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000006"><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><b>"Cannon..io pesco così!!"</b></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTARight"><b class="fs12lh1-5">di Maurizio Pastacaldi</b></div>

<div><span class="fs12lh1-5"> </span></div>

<div><span class="fs12lh1-5">Da 20 anni pesco
con &nbsp;Cannon downrigger, ho deciso di mettere a frutto la mia esperienza in
modo di colmare ai pescatori sportivi mediterranei delle lacune legate alla
traina in profondità.</span></div>

<div><span class="fs12lh1-5">Tutti siamo a conoscenza
che Cannon ha progettato gli affondatori per la pesca nelle acque interne
Statunitensi … Poi, col tempo, le esigenze sportive hanno spostato l’interesse
anche nella pesca in mare. </span></div>

<div><span class="fs12lh1-5">Stringendo, è uno dei
pochi mezzi sportivi che ti permette di far affondare le esche artificiali o
naturali alla profondità desiderata e grazie alla pinza a sgancio rapido si
riesce ad avere un contatto diretto pescatore/preda senza nessuna zavorra che
potrebbe falsare sia il recupero che il combattimento. Questa caratteristica ti
permette di affrontare le prede con attrezzature veramente sportive ecco perché
la “IGFA” (International Game Fish Association) unica associazione mondiale che
detta le regole della pesca sportiva ha omologato questo sistema
d’affondamento. </span></div>

<div><span class="fs12lh1-5">E’ bene anche chiarire
che la pesca con l’affondatore è dedicata ad un “range” consigliato di
profondità che può variare dai -2 fino ai <st1:metricconverter productid="-70 metri" w:st="on">-70 metri</st1:metricconverter>, spot ideali
dove stazionano le prede mediterranee di fondale. Sottolineo consigliato, per
avere un controllo veritiero del sistema pescante… Nulla vieta però di andare a
far lavorare le esche ancor più in basso.. Ma difficilmente le prede sportive
mediterranee stazionano così profonde. Ricordiamoci che tali “fondaloni” 
non sono difficili a raggiungere con le zavorre che solitamente equipaggiano
gli affondatori ma il difficile è mantenerli con l’imbarcazione in movimento.
Maggiore è la velocità e maggiore sarà la distanza tra la poppa e la zavorra;
la cosa è riscontrabile tenendo sottocchio l’angolo prodotto dall’inclinazione
del cavo. Altrimenti, se l’imbarcazione è equipaggiata con uno scandaglio
professionale è possibile avere una riprova della profondità di pesca
selezionando una bassa frequenza (minimo 50herz) ed aumentando il guadagno; in
questo modo, sul monitor, si riesce a individuare una scia rettilinea che 
indica la posizione effettiva della zavorra. E’ scontato, ma nulla vieta di
pescare come si dice in gergo alieutico a mezz’acqua &nbsp;su batimetrie 
per lo più “off shore” dei 1.000mt., tecnica indicata per insidiare il tonno di
branco, lampuga, alalunga e pesce spada.</span></div>

<div><span class="fs12lh1-5">E’ bene far presente che,
tramite le innovative pinze multi sgancio, su un unico affondatore è possibile
schierare più canne in pesca; è mio uso mettere anche tre pinze sul cavo a
differenti profondità in modo da sondare contemporaneamente più fasce d’acqua
ed insidiare sia pesci pelagici che pesci di profondità. Con tale metodo capita
di avere in simultanea più allamate; grazie alla velocità di risalita del
piombo (<st1:metricconverter productid="76 metri" w:st="on">76 metri</st1:metricconverter>
al minuto) si riesce così ad avere uno spazio maggiore di combattimento e privo
di qualsiasi intralcio.</span></div>

<div><span class="fs12lh1-5"> </span></div>

<div><span class="fs12lh1-5"> </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 23:16:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.mattidapescare.com/blog/?affondatori</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.mattidapescare.com/blog/rss/000000006</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Rotante da traina]]></title>
			<author><![CDATA[Maurizio Pastacaldi]]></author>
			<category domain="https://www.mattidapescare.com/blog/index.php?category=Traina"><![CDATA[Traina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000004"><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Le prede che si insidiano trainando nel bacino Mediterraneo sono pesci di tutto rispetto quindi è necessario che l’attrezzatura ed in particolare il mulinello sia di prim’ordine.</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"> &nbsp;</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs20lh1-5"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"> &nbsp;</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs20lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Rotante</span><span class="fs20lh1-5 cf1"> </span><span class="fs20lh1-5">da traina </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs20lh1-5"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"> &nbsp;</span></div><div class="imTARight"><span class="fs12lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;di Maurizio Pastacaldi</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs20lh1-5"> </span></div><div><b class="fs12lh1-5">“Preliminari”</b></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5">I mulinelli impiegati nella traina mediterranea sono nella maggior parte dei casi “rotanti” nelle misure 12, 20 e 30 libbre dove l’elemento determinante per il successo è sicuramente una frizione con i controfiocchi!! </span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5">Ultimamente, con l’avvento nel mondo alieutico del multifibra (trecciato, spectra, dynema) è sorta l’esigenza di produrre strumenti di recupero potenti, veloci e particolarmente leggeri. </span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5">Come tutti siamo a conoscenza, il multifibra, oltre ad essere di una rigidità unica per poter meglio avvertire le abboccate, ha la caratteristica di possedere carichi di rottura elevati con un diametro ridotto di costruzione rispetto ad un classico nylon da bobina. L’esempio pratico è presto fatto: un monofilo da 50 libbre di solito ha un diametro attorno allo 0,70 e un multifibra di ultima generazione con lo stesso carico di rottura ha invece un diametro lineare dello 0,33. In poche parole con un minimo ingombro si riesce così a riempire con centinaia e centinaia di metri la bobina di qualunque mulinello rotante in commercio. Ecco quindi l’esigenza di avere a bordo rotanti piccoli ma equipaggiati di un rapporto di recupero veloce con una frizione potente ed adeguata ai carichi elevati di rottura dei multifibra. </span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5">E’ bene anche far presente che non è oro tutto quello che luccica e quindi per avere il massimo della qualità, della resistenza e dell’uniformità nel diametro bisogna imbobinare solo trecciato realizzato unicamente con fibra pura al 100%. Non tanto per la resistenza bensì per la scorrevolezza e l’impermeabilità si consiglia di usare solo quei multifibra specifici da rotante. &nbsp;</span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5"><b>“La frizione di un rotante”</b></span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5">Con frizione si intende il &nbsp;sistema di frenatura della lenza in uscita. Nei mulinelli rotanti dell’ultima generazione è possibile attivarla tramite una leva installata nella parte destra del corpo. Chiudendo millimetricamente la leva, si regola lo spingi molla che comprime &nbsp;disco della frizione sulla bobina, aumentando così l’attrito e di conseguenza l’adatta forza frenante per l’esigenza del momento.</span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5">La preselezione della frizione ha tre posizioni: “ free”; in questa posizione si libera il disco, quindi la fuoriuscita non frenata della lenza madre dal mulinello. Posizione di “Strike” come ci suggerisce la parola anglosassone, si preseleziona nel momento dell’abboccata e durante il combattimento. “Full” è la chiusura completa della leva per avere la massima frenatura. </span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5">La regolazione della frizione, è una mossa fondamentale per il combattimento, sempre che sia effettuata con attrezzatura in buono stato e soprattutto con lenza in bobina non usurata.E’ un’operazione che si deve eseguire sempre tramite un dinamometro.</span></div><div> &nbsp;</div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In parole povere, posizionando la leva su “strike” e tirando tramite il dinamometro la lenza in bobina la frizione del mulinello dovrà iniziare a slittare &nbsp;a circa il 25% del carico di rottura dichiarato. Per raggiungere il giusto compromesso carico di rottura/regolazione millimetrica, conviene agire sulla leva “preset”. </span></div><div> &nbsp;</div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per capire come agire sul “preset” ecco un esempio pratico: con lenza in bobina da 30 </span></div><div> &nbsp;</div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">libbre, lo strike va impostato a circa 4 chilogrammi quindi, canna in cintura, lenza madre legata al dinamometro e tirare progressivamente fino al limite dello slittamento al carico stabilito. </span></div><div> &nbsp;</div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La tecnologia, l’uso di materiali innovativi ed in particolare la richiesta di mercato ha portato le ditte produttrici di mulinelli ad adottare dischi frizione veramente potenti e funzionali. E’ bene ricordare che le prime frizioni che venivano montate sui rotanti erano realizzate in sughero; poi col passare del tempo, la ricerca di potenza ed in special modo di scorrevolezza a portato ad usare dischi speciali in materiale composito come carbonio e kevlar. Ultimamente, abbiamo saputo che alcune aziende italiane produttrici di rotanti per aumentare ancor di più la forza frenante hanno adottato nei modelli 2011, prendendo spunto dalla moto GP, due dischi di carbonio accoppiati uno sopra all’altro e schermati… </span></div><div> &nbsp;</div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sicuramente è e sarà il massimo risultato di potenza senza compromettere la tenuta ed il riscaldamento nello sfregamento durante lo strike.</span></div><div> &nbsp;</div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ultimamente, per finire nell’argomento novità, sono stati immessi sul mercato rotanti con leva frizione e manovella a sinistra; una ottima soluzione per poter accontentare anche tutti quei pescatori sportivi che desiderano imbracciare la canna con la mano destra.</span></div><div> &nbsp;</div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"> </span></div><div> &nbsp;</div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"> </span></div><div> &nbsp;</div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"> </span></div><div> &nbsp;</div><div class="imTAJustify"><b class="fs12lh1-5">“La manutenzione”</b></div><div> &nbsp;</div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Alla base di un buon funzionamento di un mulinello rotante è un’accurata manutenzione. Dopo ogni battuta di pesca si consiglia di risciacquare i mulinelli e di conseguenza le canne ed i passanti con acqua dolce. Mai con un getto diretto perché la pressione con il tempo aiuta la penetrazione di sale nei meccanismi aumentando così i rischi di grippaggio ed ossidazione. Dopo questo intervento, conviene asciugare il tutto con una pelle sintetica. Per quanto riguarda la lubrificazione, dobbiamo fare attenzione ad usare solo materiale specifico. Saltuariamente dobbiamo pulire ed ingrassare le parti interne, mentre esternamente merita ogni tanto irrorare con del silicone spray in modo di formare sopra alla scocca una piccola patina lubrificante e protettiva. Per chiunque decida di fare da solo la manutenzione..Diffidate da chiunque vi consigli di ingrassare i dischi della frizione, anche con prodotti specifici, perché non riavrete mai più calibrazione modulare come preselezionata dalla casa madre.</span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5"> </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 22:59:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.mattidapescare.com/blog/?traina</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.mattidapescare.com/blog/rss/000000004</guid>
		</item>
	</channel>
</rss>