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Nel mare cristallino di Villasimius tra Barracuda e Ricciole

Pubblicato da in Atricoli ·

Nel mare cristallino di Villasimius tra Barracuda e Ricciole



Finalmente è Agosto e si parte,  lasciando alle spalle un anno di  duro lavoro.

Ci imbarchiamo alla sera da Genova per Porto Torres e alla mattina siamo in vista della costa dei Nuraghi; ci affrettiamo nelle operazioni di sbarco e imbocchiamo spediti la Carlo Felice. Dopo tre ore di macchina arriviamo sulla costa orientale della Sardegna. Si apre davanti a noi un magnifico scenario di mare incontaminato, percorriamo tutta la litoranea fino a raggiungere la nostra meta: Villasimius.

Per arrivare a Villasimius è necessario percorrere la vecchia litoranea, un itinerario unico e di incredibile bellezza, la vista panoramica della costa, caratterizzata dalle spiagge di Capo Carbonara e da quelle di Porto Giunco, lascia letteralmente senza fiato, il mare sorprende per i colori, azzurro e a tratti verde smeraldo e le acque immediatamente vicine alla riva sono talmente limpide da sembrare una piscina a cielo aperto.

L'intera costa è caratterizzata da un selvaggio ambiente naturale, immerso nei profumi tipici della macchia mediterranea; le piccole isole rocciose, come l'Isola dei Cavoli e Isola di Serpentara, sono solo popolate da conigli e gabbiani.

Il sud della Sardegna ospita una notevole concentrazione di attrazioni naturali, ideali per sane vacanze attive o rilassanti, la costa è spettacolare e offre una  vista panoramica del Mediterraneo: un insieme di scogliere, baie, grotte, spiagge assolate e sabbiose, acque cristalline e una vita marina di incredibile varietà, il suo confine orientale è rappresentato dall'isola di Serpentara, mentre quello occidentale si trova sul promontorio di Capo Boi.

Il paese di Villasimius risiede nella vasta piana di Simius, ai piedi di Bruncu Tiriarxius e di Bruncu Campulongu, oltre alla quale si allunga il promontorio dell'estrema costa della Sardegna sud-est Capo Carbonara, a cui fa seguito l' Isola dei Cavoli.

Le torri ancora oggi visibili, vero simbolo della località, risalgono al periodo spagnolo e servivano da avvistamento e fortezza costiera. La Fortezza Vecchia, edificata intorno al XVI – XVII secolo dagli Aragonesi e rivisitata dai Savoia, dal 1982 ospita un Centro internazionale d'arte sperimentale di fama europea.

L'isola dei Cavoli è dominata da un imponente faro nel cui interno è ospitato il centro di ricerca marino della Riserva di Capo Carbonara.

Villasimus offre circa 30 chilometri di costa meravigliosa, con le spiagge di Simius, Campulongu, Cala Caterina, Porto Sa Ruxi,  Porto Giunco e spiaggia del Riso. Il piccolo porto turistico,  situato ai piedi della vecchia fortezza, è posto proprio nel cuore dell'area marina protetta di Capo Carbonara, una vasta zona a forma di 'V' , che si estende da Capo Boi ad ovest,  verso l'isolotto di Cavoli a sud e l'isolotto di Serpentara a est.

Gli scenari sommersi sono caratterizzati da rocce granitiche che formano pinnacoli e bastioni, avvallamenti, spaccature e tafoni, sovente colorati dal giallo delle margherite di mare o dal rosso delle gorgonie.

Nei pressi dei Variglioni dell'Isola dei Cavoli è facile incontrare branchi di barracuda mediterranei ed eccitante seguirli nei loro pattugliamenti in cerca di cibo, grazie anche alla notevole trasparenza dell'acqua. Nei pressi della Secca di Cala Caterina  vi stanziano  dentici ,cernie, orate di grandi dimensioni, lampughe e  branchi di ricciole affamate .

Nel  primo pomeriggio portiamo il  gommone  in porto e lo sistemiamo nel posto barca assegnatoci. Siamo assistiti  in questa operazione  dai nostri ragazzi Daniele e Gabriele, i quali ci propongono la loro presenza per la mattina dopo, in occasione della  prima uscita di pesca.

Felicissimi e orgogliosi di questa richiesta, prepariamo  tutto l’occorrente per la prima avventura ed infine passiamo dalla capitaneria del porto a ritirare i nostri permessi di pesca.

Essendo quel tratto di mare area marina protetta, per la pesca sportiva occorre munirsi di una autorizzazione valida per un mese, che viene rilasciata anche ai turisti  che risiedono per brevi periodi a Villasimius,  per l’esercizio della pesca nelle zone B e C; invece nella zona A vige il divieto assoluto di pesca e di navigazione.

Sveglia presto, il porto è ancora addormentato e siamo gli unici a staccare gli ormeggi, la mattinata è splendida, il mare è un olio per  assenza di vento. Appena fuori dal porto viriamo a sinistra, in direzione dell’isola dei Cavoli. I ragazzi ci propongono una traina leggera a galla,  con i piumini realizzati completamente da noi.

Arrivati all’isola dei Cavoli armiamo le canne, cerchiamo di mantenere una velocità costante e una profondità di pesca dai 4 ai 6 metri. Le occhiatine non si fanno attendere, abboccano con una discreta frequenza ai  nostri ami, i ragazzi sono sempre all’erta e si divertono nel recupero.

La mattina scorre veloce e finalmente decidiamo di armare una canna con la matassina di colore giallo limone,  nel tentativo di catturare la nostra esca per eccellenza: l’aguglia. La canna si flette: un’ aguglia ha abboccato, la stacchiamo con delicatezza e la posiamo nel cestone che  riempiamo subito d’acqua per mantenere viva la nostra esca.

Sono già le 12,00 , il sole è alto nel cielo e i suoi raggi cominciano a farsi sentire, decidiamo così di montare il tendalino a prua per darci un po’ di ombra. I ragazzi si tuffano subito nel riparo e dopo dieci minuti, complice il rullio e l’alzata mattutina, si addormentano, cosi decidiamo di dirigerci verso l’isola di Serpentara e provare la traina di profondità, innescando la piccola aguglia.

Facciamo rotta per l’isola di Serpentara, prepariamo la nostra montatura da traina pesante a due ami: uno  portante e uno scorrevole, da posizionare a secondo della lunghezza della nostra aguglia. Trainiamo tenendoci paralleli alla costa rocciosa dell’isola,  cercando di mantenere una batimetrica il più possibile costante sui 25 mt.

Da Punta La Guardia verso i Variglioni ,  a metà percorso  dell’isola, il cimino della canna da 30 libre si piega  per qualche centimetro.  Ci guardiamo e decidiamo di recuperare dopo aver dato una occhiata all’eco scandaglio, per costatare la profondità della zona di pesca.  Abbiamo toccato il fondo?  Nel dubbio recuperiamo e…sorpresa!  Una piccola ricciola di 2 kg ha mangiato l’aguglia.

I ragazzi, destati dalla nostra  esclamazione: “Presa!”, estraggono dal gavone del gommone il mitico guadino e recuperano  la nostra prima seria cattura, la numero “uno”.

Fatta la foto e battuto un cinque, decidiamo di rientrare: come prima  uscita potevano ritenerci soddisfatti .

Nel tardo pomeriggio, dopo un giro delle spiagge e delle calette con il gommone, con relativo bagno nell’acque cristalline del golfo di Carbonaia, rientrati nel porto scarichiamo la nostra ciurma di vacanzieri: mogli e figli. Dopo una rapida intesa, decidiamo di finire la giornata con una semplice pescatina all’isola dei Cavoli. Non abbiamo esche, nel vano del ghiaccio ci ricordiamo di avere una aguglia congelata, controlliamo ed era ancora in buono stato.

Arrivati in zona dei Cavoli tentiamo la sorte, prendiamo la nostra aguglia, oserei dire “quasi imbalsamata”, prepariamo la montatura, inneschiamo l’aguglia con due ami, la leghiamo con un sottilissimo filo di rame ad una paratura di plastica trasparente gentilmente regalata da Pier Carlo, un caro amico pescatore  residente da pensionato a  Villasimius, nostro rivale nelle catture più strane e possibili in loco. La  funzionalità della paratura è di simulare nell’acqua  il movimento più naturale possibile della nostra esca.

Peschiamo a circa 20 mt di profodità con 500 grammi di peso guardiano, non siamo ancora pronti a governare sulla  giusta rotta il gommone che una ricciola viene attratta dal nostro inganno.  Di colpo piega la canna, il filo esce per qualche metro, la frizione entra in azione e iniziamo subito il recupero mantenendo la canna nel  porta canna.

Pian piano la ricciola si intravede sott’acqua: è bellissima, viene accompagnata nella risalita verso la luce da due gemelle: che spettacolo! Solo quando hanno visto che la loro compagna si è messa per traverso in superficie, si sono inabissate nel blu profondo.

Il raffio ci aiuta ad issare a bordo un bel esemplare di 4 kg, le esche ahimè sono veramente terminate, decidiamo quindi di fare rotta verso il porto, completando il  giro dell’isola giocando con una trainetta a galla.

E’ ormai il tramonto quando, in direzione del faro a fine isola,  due piccoli barracuda di circa un kilo fanno partire  in simultanea le frizioni. Dopo averli recuperati e deposti nel cestone a far compagnia alla ricciola, solo a quel punto diciamo: “Per oggi basta!”.Sistemato il gommone in planata, raggiungiamo il porto di Villasimius.

Una sera , circa verso le 20,00, squilla il cellulare: “Ciao Milanesi, sono Pier Carlo, se vogliamo fare un’uscita a pesca, questa sera ci sono le condizioni meteo ideali: completa assenza di vento, mare fermo e senza il chiarore della luna, vi propongo una pescata a totani che la ricorderete”.

La nostra risposta naturalmente è affermativa, così ci troviamo in porto galvanizzati da questa proposta. Controlliamo le attrezzature, ha pensato a tutto Pier: le totaniere  con una piccola lampada stroboscopica, le canne robuste con i  grossi mulinelli a recupero veloce; la rotta è per capo Boi. Pier ci spiega che pescheremo ad una profondità di circa 250 mt., caleremo le nostre totaniere con legato un pesciolino rosso,  il “ pettine” pescato in mattinata, lasceremo che la nostra esca cali nella profondità oscura.  L’importante è sentire quando la totaniera si ferma nella sua discesa, è il segnale che il totano ha agganciato  l’esca. Si sente un fortissimo peso, bisogna iniziare subito il recupero senza mai fermarsi finché il totano non è a bordo, basta rallentare anche di poco il recupero perché lui riesca sganciarsi. Raggiunto il punto esatto, l’eco scandaglio segna 300 mt di profondità, ottimo, con un lieve scarroccio verso terra, raggiungeremo i 250 mt .

Vi garantisco che è stata una serata indimenticabile, tanta fatica nel recuperare lenza per 300 mt. alla volta, ma premiati con tre super Cefalopodi: uno assomigliava ad un “mostro marino” e pesava quasi 3 kg, gli atri due totani rosso corallo, erano di poco inferiori ai 2 kg, buonissimi e tenerissimi cucinati dalle nostre Signore.

E’ da tre giorni che il mare fa i capricci e il vento di maestrale non ci permette di andare in gommone. I nostri compagni vacanzieri,(siamo una compagnia di 22 unità), reclamano una serata gastronomica a base del nostro pescato cucinato alla brace.  E’ da qualche giorno che non li deliziamo con del pesce fresco, come possiamo deluderli sulle loro ordinazioni e aspettative?

Ci giustifichiamo dicendo che bisognerà vedere le condizioni del mare.  Nel tardo pomeriggio finalmente il maestrale cessa di sferzare il golfo di Carbonaia.  Un rapido gesto di intesa e via in porto;  mollati gli ormeggi, direzione est per cava Usai, trainiamo una con la solita lanetta per l’aguglia e una con la piumina; passiamo Porto Giunco,  la spiaggia di Simius fino a porto Luna ma niente.

Improvvisamente però la frizione canta, il filo scorre velocemente, capiamo subito che non può essere la solita occhiata o tracina:  in questa zona ne abbiamo prese anche di 8 etti,  per i barracuda è troppo presto. Regoliamo la frizione e iniziamo il recupero; la canna trasmette  le  forti “testate” del pesce che tenta la fuga, bisogna fare molta attenzione perché stiamo pescando con il terminale fluor carbon dello 0,20, non possiamo forzare più di tanto.

Il pesce continua a combattere con tutta la sua forza, pian piano lo tiriamo quasi a galla, è bellissimo,  ha  una colorazione  mimetica: grigio plumbea sul dorso, grigio chiaro con riflessi gialli e delle punteggiature scure sui fianchi, bianco argentea sul ventre.  

La riconosciamo, è una superba Spigola; disperata, lei tenta un’altra fuga, ma le facciamo prendere un po’ d’aria e a quel punto cede.

E’ stanca, non combatte più e non tenta nessuna fuga, si lascia trascinare resistendo solo con la sua mole,  è come tirare  un secchio pieno di acqua,  la depositiamo nel  guadino: è una magnifica  autoctona Spigola di 2 kg.

Saranno contenti i nostri compagni di vacanza,  subito informati, i quali ci fanno presente che due kili sono pochi per cena, gli ospiti sono tanti, così li rassicuriamo dicendo che provvederemo ad aumentare il nostro paniere:  saremo fortunati? Si: siamo stati fortunati, tra le secche di  Porceddus  e  Punta  Molentis, catturiamo subito due belle aguglie.

Il sole sta calando, abbiamo ancora un paio di ore di luce scarsa, considerando che con il gommone in planata, ci servono  30 minuti  per  rientrare in porto. Non perdiamo tempo, da punta Molentis  puntiamo diritto verso la nostra riserva “esclusiva” di caccia: l’ isola di Serpentara.

Ci  dirigiamo velocemente verso l’isola, la superiamo per circa 300 mt,  viriamo in direzione della punta. Preparata  la lenza  lasciamo “filare” l’aguglia nella scia del motorino ausiliario  del gommone. L’ecoscandaglio ci segnala 60 metri di profondità; profondità che diminuisce gradatamente mentre ci avviciniamo alla scogliera. Appena l’ecoscandaglio ci segnala 30 metri di profondità la canna si piega decisamente, accompagnata dal suono prepotente della frizione, la lenza esce veloce.

La frizione ci indica che la prima  baruffa del nostro pesce è terminata,  così recuperiamo piano la lenza, il pesce non demorde  e si prende filo.   Presto è visibile sotto la barca, è una ricciola ed è a galla ormai stremata dal combattimento. Con il raffio la arpioniamo e la mettiamo al sicuro sul gommone. Con  la seconda aguglia, decidiamo di ripetere la manovra di avvicinamento alla scogliera; riparte nuovamente la canna, sembra una sequenza di un  film già visto.

Due ricciole, gemelle, 4 e 3,8 kg,   uno spettacolo straordinario, in appena un’oretta di caccia. Siamo sopra il  branco, avessimo altre aguglie, avremmo altre prede assicurate. Le due ricciole  fanno compagnia alla spigola nel cestone, ma ormai è l’imbrunire e quindi rientriamo con il nostro bottino. Avvisati col telefonino, che le loro ordinazioni erano state esaudite, a casa predispongono per la cena.

La brace e già stata accesa per ricevere il pescato, ci fanno  i soliti complimenti per le ricciole e naturalmente per la spigola, così abbiamo arricchito la tavola con del pesce  fresco e pregiato.

Una magnifica serata di mezza estate in compagnia, per noi vacanzieri: pesci con carni eccezionali magistralmente cucinate dal nostro amico Roberto, terminata con una anguria ghiacciata colma di vodka simpaticamente  preparata a mo’ di trofeo.

Un ‘altra  settimana trascorre senza catture di rilievo, tante occhiate e tracine e un paio di barracuda, uno decisamente magnifico,  del peso di  4,3 kg.

Gli amici sperano  in una arrostita di pesce prima di prendere il traghetto del rientro. Pianifichiamo quindi l’uscita per l’alba seguente.

Catturate con molta fatica le aguglie, le nostre esche per eccellenza, trainiamo per tutta mattina: nessuna abboccata.  Niente anche nel primo pomeriggio e nonostante il tendalino, siamo ormai abbrustoliti dal sole.

Abbiamo battuto tutti i nostri posti migliori, compresa  Serpentara che oggi dice no.

Ci dirigiamo verso la secca dei Berni, con la nostra esca in pesca a 10 mertri sotto la superficie , in acque fonde. Maurizio è al timone e Dario è sdraiato sotto il tendalino.

Ad un tratto suona il cicalino, la frizione fischia una melodia che stiamo aspettando da ore.

La lenza esce veloce, il pesce combatte con determinazione e  cerca di guadagnare come sempre il fondo.  Quando smette di prendersi lenza, con calma recuperiamo,  sino a quando il pesce decide per un'altra partenza precipitosa. E’ vicino, è visibile il colore argentato sotto il gommone. Incrocia passando da un lato del gommone all’altro; siamo attenti,  alziamo la canna ed evitiamo che la lenza incroci l’elica del motore.

E’ una ricciola:  é un pesce bello, lungo e affusolato come un siluro, potente e forte come può esserlo solo un corridore del mare; il profilo è leggermente ricurvo, il muso è arrotondato ed è caratterizzato da un’espressione severa, quasi corrucciata, le mascelle giungono sino alla metà dell’occhio, il dorso è blu o grigio argento, i fianchi sono più chiari e il ventre è bianco argento. Lungo i fianchi corre un’iridescenza dorata, sono gialli con strisce scure verticali. E’ visibile anche una diffusa macchia scura sul capo, subito dietro gli occhi. Ora la ricciola  è a galla, spossata, sdraiata a pelo d’acqua. Dobbiamo fare con calma ma con determinazione. Con l’aiuto del raffio la ricciola è issata a bordo ; l’ago della  bilancia  segna 4,8 kg.

Come per incanto quella cattura ci fa dimenticare le ore trascorse in mare  con la sola compagnia della musica del motorino di traina.

Riproviamo senza successo sulla rotta precedente nel senso inverso, prima verso Serpentara e poi nuovamente verso la secca dei Berni. Ci dirigiamo verso il faro dell’isola dei Cavoli; il sole si è già  tuffato all’orizzonte e abbiamo un ora scarsa di luce.

Dario propone la rotta breve, passando tra l’isola e la costa. Maurizio non è d’accordo, controlla l’orologio , osserva il sole , rapido calcolo mentale e dice : “Rotta più lunga”.  Passiamo all’esterno dell’isola dei Cavoli, viriamo a sinistra e succede l’imponderabile, quello che non è programmabile, quello che non è razionalmente spiegabile:  il fattore “C”.  

Non è la prima volta di Maurizio, anzi.  Lui si definisce un “tattico”, io lo qualifico diversamente. “Parte” la canna, la lenza esce veloce, sembra una locomotiva  che corre, il filo di nylon taglia il pelo dell’acqua, il predatore si accorge di essere stato predato ed  è determinato a trovare una via di fuga. Sfila veloce verso le rocce in profondità, nel tentativo di recidere  la lenza, forse la distanza lo tradisce, forse non trova le rocce amiche e  di colpo si ferma nella sua corsa.

E’ il momento per noi di recuperare il più possibile la distanza tra noi e lui, chiaramente facendogli guadagnare la superficie ed  allontanandolo  dalle insidie di rottura del terminale.

Anche questa ricciola di 4 kg, dopo circa 14 ore di pesca, è sul gommone.

Proseguiamo lungo la costa dell’isola dei Cavoli, passando la sua punta estrema, virando verso il più vicino dei Variglioni,  facciamo rotta verso la  vecchia fortezza di Villasimius.

Entriamo in porto, è buio e le luci gialle dei lampioni diffondono una serenità e una quiete da favola. Percorriamo a lenta andatura  la rada, ci fanno da ala i natanti ancorati ai vari pontili fino al nostro posto barca; con ordine e maestria facciamo gli ormeggi, scarichiamo il nostro equipaggiamento e il cestone col desiderato bottino, puliamo e laviamo come tutte le sere il gommone, lo avvolgiamo infine col suo telone.

E’ scesa la sera, si chiude così  il sipario delle nostre fantastiche vacanze in un mare cristallino tra Ricciole e Barracuda .  



Villasimius ,   di  Maurizio Frontini  


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